Vorrei essere Mary Poppins

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Vorrei essere Mary Poppins

Vorrei essere Mary Poppins. Perché avere un lavoro, gestire i figli ed essere sempre in ordine, necessita ovviamente di super poteri. Quindi una borsa da dove fare uscire vestiti puliti, compiti per la scuola già fatti e un pc già acceso, mi sarebbe utile. E con un rimedio anti-occhiaie sarebbe perfetto….

La giornata, o meglio la corsa ad ostacoli, inizia intorno alle 6.30 del mattino e termina in un orario che non è dato sapere…tutto dipende dalla quantità di panni da stirare e dalle lavatrici da fare e magari dai compiti della prole da controllare … ovviamente dopo aver sistemato la cucina e fatto una doccia, per pura questione di igiene, e dopo aver dato la giusta dose di coccole ai nostri piccoli e aver raccontato SOLO 7/8 favole, incrociando le dita perché durante la notte non si trasformino in gremlins piangenti, (TI PREGO AMORE MIO, TI COMPRO TUTTO QUELLO CHE VUOI, MA DORMIII) e, ovviamente, dopo aver fatto il planning mentale per il giorno dopo. 

Comunque. Il mattino ha l’oro in bocca, dice un vecchio proverbio; il mio in bocca ha solo la parola caffè. Tanto e nero. Perché, come il nettare per gli Dei, è la mia bevanda magica per affrontare nell’ordine:

  • Sveglia figli che lamentano mal di pancia, di testa alla mano, al piede cercando di farmi sentire una madre di merda per sentirsi dire la magica frase “ok non vai a scuola”; ma io resisto e tengo duro. Brava, ce la posso fare …
  • Preparazione mia, figli, cane. E lì inizio a credere di avere partorito un essere senza braccia e senza gambe ma con una potentissima vocina che mi chiama in continuazione. Brava, ce la posso fare…
  • Corsa a scuola, sbarco prole al volo (ignorando lo sguardo delle altre mamme che mi guardano con compassione) e poi al lavoro. Brava, ce la posso fare…
  • Uscita dal lavoro, qualche commissione super veloce, ripresa prole da nonni, che hanno sempre qualcosa da raccontarti assolutamente e l’orologio tic tac.. ma come fare …un domani ci sarai tu magari al loro posto… e poi finalmente casa. Brava, ce la posso fare… 
  • Cena, doccia, addormentamento nanerottoli e disbrigo faccende in sospeso. E poi flebo. E il letto lo vedo come il Paradiso. Salvo poi non riuscire a prendere sonno al pensiero delle cose da fare il giorno successivo. Brava, ce la posso fare. VOGLIO DORMIRE PER 48 ORE!

E c’è pure qualcuno che mi chiede come mai io sia stanca! Capite! 

La mia casa è invasa da post-it; ne ho dentro l’armadio, dentro la borsa, attaccati alla porta di casa e nella valigetta del lavoro, così da non dimenticarmi nulla e manco a dirlo, mi dimentico sempre qualcosa ugualmente. Le mamme lavoratrici le riconosci … sono quelle che corrono. Sempre e comunque. Aprono gli occhi e già corrono, pensando alle piccole faccende da sbrigare prima di uscire; sfrecciano davanti a scuola, perché sono sempre le ultime ad arrivare; corrono durante il tragitto per arrivare al lavoro (perché cavolo i semafori hanno anche il rosso??); corrono per fare la spesa, (quella on-line ha il piccolissimo problema che il corriere non troverebbe mai nessuno a casa!) e corrono alla sera per rosicchiare anche solo un secondo in più da passare con i propri bimbi. Le mamme che lavorano hanno in comune la stessa frase: appena ho un attimo …per fare cosa poi? Probabilmente dormire. 

C’è da dire che al lavoro va meglio. Si fa tutto con calma e i capi son sempre disposti a darti i permessi che ti spettano, magari perché tuo figlio ha la febbre, e i colleghi ti aiutano volentieri. E ogni gravidanza viene accolta con gioia. In un mondo parallelo ovviamente. Perché nella realtà magari si lavora fino all’ottavo mese, affrontando nausee e mezzi pubblici per due ore al giorno e al tuo rientro al lavoro, ancora provata dalle lacrime per aver dovuto lasciare ai nonni/nido il tuo bimbo, viaggi con il tiralatte in borsa perché il seno dopo un po’ sembra volerti accoltellare dalle fitte e riabbracci colleghi e capi che dopo un primo momento di festosa accoglienza ti guardano in cagnesco pensando “oddio speriamo non faccia altri figli”. E tu in un batter d’occhio devi rimetterti in carreggiata e aggiornarti. E tu lo sai già che sarà una impresa titanca. Perché la verità è che la nascita di un figlio ribalta gli equilibri; e ci si pone sempre la stessa domanda guardando una donna incinta o con un bimbo piccolo, e cioè: “sarà ancora in grado di lavorare come prima?” La risposta è no. Perché non esistono eroine che tutto fanno e tutto possono; qualche dinamica cambia inevitabilmente ma si tende a cadere nel tranello di confondere l’eccesso con il senso del dovere. Un esempio? Provate ad andare dal pediatra con tuo figlio con 40 di febbre …è matematico che un collega o un cliente ti chiamino PROPRIO in quel momento perché nelle otto ore passate al tuo posto di lavoro non c’è stato PROPRIO il tempo di chiederti quella specifica cosa…ecco …è un dovere lavorare nelle ore giuste, e farlo bene, e per educazione rispondere anche se sei dal pediatra magari dicendo: “Scusa posso richiamarti che sono dal pediatra con il bimbo ammalato?” Risposta:” No guarda è urgente. “  ” Ah ok, aspetta che chiedo al bimbo se può aspettare prima di svenire così ti rispondo con calma.” Questo è un eccesso. E un bel vafff…dovrebbe essere concesso per legge.

vorrei essere mary poppins

Bisogna imparare ad assolversi. Quando si fa l’ennesima pasta in bianco, perché in casa non c’è altro o quando si passa l’aspirapolvere, il sabato perché non hai altro tempo, e poi il tuo bimbo entra in casa con le scarpe sporche di terra assieme al cane, sporco altrettanto, e tu sei tentata di vendere uno dei due su e-bay…eh che cavolo! E subito dopo l’urlata di rito, ti ritrovi ad abbracciare e accarezzare l’umano e il peloso …o quando cucini il suo piatto preferito, chiesto varie volte ma succede che:

SOGNO/ Madre:” amore della mia vita, guarda cosa ti ha preparato la tua mammina stasera!!” (Piatto già caldo e profumato posizionato perfettamente su una tavola perfetta)-Figlio:” oddio grazie mamma! Dopo una giornata di lavoro hai anche cucinato questo squisito piatto! Sei la mamma migliore del mondo!”

REALTA’: madre: amore mio, guarda cosa ti ha preparato la tua mammina stasera, faticando tanto tanto! (Piatto tiepidino e posizionato su una tavola con la tovaglia macchiata) – figlio: ehmmm…ma io volevo pasta in bianco stasera! 

Capite perché non esistono mamme astemie? In questi casi una vodka aiuta sempre.

Essere donne e madri lavoratrici ti dà la percezione di quanti sensi di colpa possa sopportare un essere umano. Senso di colpa verso i tuoi bimbi, per le volte in cui non ci sei, o ci sei ma la testa è ancora al lavoro ( e magari te lo porti pure a casa il lavoro ), per le merende perse, per le recite scolastiche a cui non sei potuta andare, per i compiti di scuola che non riesci a fare insieme…verso il tuo lui/lei, se c’è, perché spesso più che una femmina ci si agghinda come una scappata da Guantanamo e l’intim…niente… non ci si ricorda manco come si scrive….verso il tuo lavoro che ti sembra sempre di non fare bene ..verso i propri affetti, che si vorrebbe “vivere” di più, ma proprio non ce la si fa…e verso se stesse, perché ci trascuriamo e il nostro skin-care del mattino consiste in una detersione con il sapone per piatti e  lo scrub è fatto con un asciugamano che pare carta vetrata perché è stato sbagliato il lavaggio…ma ..vogliamoci bene e ringraziamo il cielo di essere utero-dotate e di riuscire anche a lavorare … solamente impariamo a chiedere aiuto ogni tanto. Proviamo ad essere un ponte che unisce il nostro essere madri e lavoratrici al nostro essere semplicemente umane. 

Vorrei essere Mary Poppins

 

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