Un Buon Tacer Non Fu Mai Scritto

Quella volta che: "Sono fasi. . .", "Vedrai poi . . . " o "Preparati perché dopo. . . ".

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Un Buon Tacer Non Fu Mai Scritto

Diventare mamme (leggi anche Motivi per diventare Mamma), sì sa, per qualcuno può essere un’impresa titanica per i più disparati motivi: c’é che si sente chioccia dai tempi del liceo, e chi invece non avrebbe mai immaginato di cambiare un pannolino.

Ma una cosa è certa. Quando ci si trova con la lista della spesa in farmacia più lunga di quella del supermercato, con il cellulare in mano nel cuore della notte per non addormentarsi mentre si allatta, allora si è ufficialmente delle neo-madri. Non importa se di un primo o di un quinto figlio, perché ogni mamma per il proprio figlio è diversa pur essendo la medesima, è unica, fragile e forte allo stesso tempo. Ogni mamma sa in cuor suo cosa deve fare, come deve agire, quando deve temere e soprattutto . . . Quando deve tacere.Un Buon Tacer Non Fu Mai Scritto

Non è dato sapere il motivo per cui quando una madre diventa tale viene considerata da chi la circonda come un’incapace, un contenitore che deve essere riempito di nozioni, consigli, suggerimenti, come se qualsiasi cosa pensasse o facesse fosse irrimediabilmente un’idiozia.

Quel che è peggio è che sono quasi sempre altri genitori, madri e padri, di figli piccoli o molto grandi, a dispensar consigli introdotti da quei maledetti “Vedrai poi“, come se a breve dovesse abbattersi forzatamente una catastrofe sulla famiglia in tempi più o meno lunghi; o come quel tanto ripetuto, soprattutto dagli uomini, “Sono fasi” come se tutti dovessero necessariamente oltre passare allo stesso modo, con la stessa intensità, le tappe evolutive e di crescita, regalando attimi di paura a chi le vive. Infine, volutamente infine, il più grande nominato, ripetuto incipit di discorso che pare presagire una catastrofe a tutte le donne : “Preparati perché dopo . . “.

Preparati perché non dormirai mai più, perché non potrai più uscire con gli amici, non potrai più viaggiare rilassata, non potrai più mettere i tacchi, non avrai più tempo per truccarti come prima, non sarà più possibile stare seduti al ristorante senza pensieri.

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Ma, mi domando, mi sono sempre domandata e non smetterò di farlo: che tipo di incoraggiamento percepisce una donna, talvolta psicologicamente fragile, dopo aver messo al mondo una nuova vita? Che tipo di frustrazione vive chi mette in guardia anziché gioire ed invitare chi ha di fronte ad osservare una nuova vita a nascere, crescere ed esprimersi in ogni sua forma? Perché spaventare un’altra donna, e generare tensioni circa ciò che potrebbe essere, vomitando la propria esperienza, spesso senza tatto e riguardo, camuffando ogni intervento concludendo con un “Vedi tu poi” o peggio del peggio: “Spero che a te vada meglio“.

Generare senso di paura e alimentare il grande timore di inadeguatezza è molto semplice e tutto si alimenta anche grazie a chi dispensa consigli non richiesti su ogni fronte, che inietta dubbi e perplessità, piuttosto che rinforzo positivo e parole di sostegno.

Credo fermamente che la diade madre-figlio sia unica nel suo genere, e sia talmente singolare che dovrebbe essere rispettata auto censurando pensieri e parole quando non sono richiesti consigli, provando a riflettere sui benefici ma anche sulle ripercussioni negative che ciascuna esperienza può portare ad un’altra esperienza.

È sempre necessario portare la propria singola storia ad un’altra donna?

È proprio necessario raccontarle per filo e per segno i proprio dilanianti dolori del parto osservando il suo pancione con lo sguardo di chi pensa “Ora tocca a te“?

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E ancora, è davvero necessario simulare di aver superato un ostacolo e preparare qualcun altro a viverne le turbolenze?

Personalmente, nella mia esperienza di venuta al mondo come madre, ho lasciato spazio a tutti coloro che hanno cercato in minare la mia serenità inconsapevolmente, ho ascoltato facendo tesoro di ciò che mi sembrava riflessione costruttiva e disarmato ogni genere di attacco armato verso la mia integrità. Solo così sono “sopravvissuta” inizialmente: scindendo con raziocinio ciò che per me era bene o male. Accompagnando fuori dalla mia confort zone chi non mi faceva stare bene e con una consapevolezza che solo ciascuna di noi può avere, mi sono follemente fidata delle mie sensazioni: quando nasce un bambino, nasce una madre e le madri sanno, in maniera innata, ciò che è bene o male.

La speranza è sempre quella di incontrare chi con un abbraccio, una parola gentile o semplicemente un sorriso sincero, possa raccontare quanto è straordinaria la forza di una donna, che dona la vita, la culla, la cresce senza volere in cambio praterie di serenità senza ostacoli, ma credendo che seppur cambieranno i tempi e i modi del fare, tutto si potrà realizzare.

Sì, perché è così.

Si potrà ancora viaggiare, uscire con gli amici, mettere i tacchi a spillo e truccarsi, cenare al ristorante felici e tutto, ma davvero tutto, seppur con gusto diverso, talvolta dolce altre amaro, sarà ancora possibile!

Dott.ssa Daniela Paola Gastoldi – Pedagogista   (Studio Intreccio -Treviglio- Bergamo)

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