Sviluppo psicomotorio nel secondo anno di vita

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Sviluppo psicomotorio nel secondo anno di vita

 In precedenza, abbiamo analizzato lo sviluppo psicomotorio nel primo anno di vita, ora vediamo insieme cosa succede nel secondo anno di vita (12-24 mesi).

Prima di tutto, ricordiamo che cosa si indica con il termine di “sviluppo psicomotorio” o meglio ancora, “neuropsicomotorio”: quel processo maturativo che nei primi anni di vita consente al bambino di acquisire competenze e abilità posturali, motorie, cognitive, relazionali necessarie all’inserimento e alla partecipazione al proprio contesto di vita. Si tratta di un progredire continuo, dipendente dalla maturazione del Sistema Nervoso Centrale e integrato dal contesto ambientale e relazionale, con tempi e modalità variabili per ogni bambino, in cui è possibile individuare degli “appuntamenti” funzionali che si verificano più o meno alla stessa età.

Le abilità che il bambino progressivamente acquisisce appartengono a diverse aree funzionali: esse vanno dalla capacità di muoversi e camminare (competenze posturo-motorie), a quelle di “capire” la realtà esterna (competenze cognitive) o di interagire con l’altro (competenze sociali).

Sviluppo 12-24 mesi

Dal punto di vista posturo-motorio, il bambino riesce a mettersi seduto senza aiuto, si mette a carponi e può spostarsi gattonando, effettua tutti i passaggi posturali, riesce a mettersi in piedi e a camminare tenendosi ai mobili, riesce a stare in piedi per qualche istante senza appoggio. A partire dai 10/12 mesi ai 18 mesi il bambino è fisiologicamente pronto a livello neuromotorio per l’acquisizione della deambulazione autonoma; risulta importante ricordare che non si deve forzare il bambino a camminare per mano, se non è ancora pronto, e tantomeno utilizzare il girello Sviluppo psicomotorio nel secondo anno di vitacon l’idea che lo aiuti a camminare prima.

Tra i 16 e i 18 mesi il bambino si trova ancora entro il range fisiologico di acquisizione del cammino autonomo; tuttavia, superati i 16 mesi è bene tenerlo sotto monitoraggio. Appena raggiunta la deambulazione autonoma, è possibile riscontrare una fase transitoria di approccio al suolo con il piede in flessione plantare (cammino sulle punte); l’approccio al suolo con il tallone avviene, normalmente, 3-4 mesi dopo la sua acquisizione. Quindi, anche se si verifica una fase di cammino sulle punte, essa viene rapidamente trasformata nel pattern tipico con appoggio di tallone.

Dal punto di vista relazionale e sociale, il bambino si mostra timido e timoroso di chi non conosce; denota angoscia di separazione dal proprio care-giver. Presenta imitazione di gesti e ripetizione di suoni; quando gioca con altre persone, si diverte a imitarle, dimostra attenzione ed emozione condivisa, è presente il contatto visivo con l’altro; manifesta gesti deittici (indicazione) e dichiarativi (“non c’è più”, “ciao ciao”). Mostra particolari preferenze verso giochi o persone; verifica le reazioni dei genitori al suo comportamento. Dal punto di vista della cognizione e del linguaggio, il bambino esplora gli oggetti manipolandoli, li utilizza in molti modi diversi (agitare, tirare, sbattere, far cadere, toccare con l’indice e rigirare tra le mani) e inizia a utilizzarli secondo il loro nucleo funzionale (pettinarsi i capelli, bere dalla tazza).

Trova facilmente oggetti nascosti (integrazione della permanenza dell’oggetto); guarda verso un’immagine quando viene nominata; risulta sempre più evidente l’imitazione di gesti e la ripetizione di parole. Intorno ai 15 mesi, il bambino riconosce la propria immagine allo specchio (comportamento che indica l’acquisizione della consapevolezza di sè). Presenta crescente attenzione ai discorsi; risponde a semplici richieste e ai “no” (scuote la testa). Dice “mamma” e “papà”; appaiono le prime interiezioni, esclamazioni e parole inventate che rappresentano il patrimonio espressivo del bambino. Si rileva varietà dell’età in cui un bambino articola le prime parole e il ritmo con cui continua ad apprenderne di nuove. Intorno ai 2 anni parla in terza persona, usa parola-frase (una parola al posto di una frase) o frase nucleare: due parole per una frase (per esempio, “mamma là”).

Sviluppo psicomotorio nel secondo anno di vita

 

 

Il gioco, fino ai 18 mesi, è ancora prevalentemente senso-motorio e inizia a svilupparsi il gioco di imitazione (precede il gioco simbolico). Inoltre, si fa il gioco del cucù, il quale aiuta il bambino a dominare le emozioni suscitate dall’apparire e scomparire delle persone del suo mondo. Il bambino gioca con il proprio corpo, impara a conoscerlo (da più piccolo guardava mani e piedi e ci giocava) e di essere distinto da un’altra persona (“batti le mani”, “dov’è il naso?”). Intorno ai 18/24 mesi compare il simbolo e inizia a strutturarsi il gioco simbolico: dapprima è auto-simbolico, ovvero, rappresentato dal gioco di finzione (“far finta su di sé”), poi diviene decentrato.

Inoltre, il bambino gioca con le costruzioni, effettua travasi, inizia a scarabocchiare, utilizza giochi con meccanismi (es. pulsanti) e che si muovono. Il bambino inizia ad apprendere tramite il gioco e a distinguere tra realtà interna ed esterna: il mondo interno è costituito di sentimenti e fantasia.

 

 

Dott. ssa Giulia Franceschi

Terapista della Neuro e Psicomotricità dell’Età Evolutiva

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