Separazione e Affidamento Eterofamigliare

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Separazione e Affidamento Eterofamigliare

Separazione e Affidamento Eterofamigliare

Capita spesso che una donna, con figli magari piccoli, decida di non separarsi e quindi viva una condizione infelice per timore che le possano essere portati via i bambini.

Per questo voglio sfatare falsi miti, fornendo informazioni concrete.

Innanzitutto questo timore si chiama affido eterofamigliare ed in fase di separazione viene disposto solo in casi eccezionali e a determinate condizioni.

Il Giudice che tratta la causa di separazione procede alle verifiche delle condizioni del nucleo famigliare su istanza di uno dei genitori o d’ufficio se ritiene che sia utile per capire quali provvedimenti prendere a tutela dei minori.

Ogni scelta è infatti presa dal tribunale tenendo come parametro l’esclusivo interesse morale e materiale della prole, ossia la necessità di far sì che ogni bambino o ragazzo benefici di un contesto di vita che gli permetta di sviluppare la sua persona in maniera serena da un punto di vista psico – fisico.

Separazione e Affidamento EterofamigliarePartendo dal presupposto che non c’è posto migliore per i figli che non sia accanto ai propri genitori, ci sono purtroppo casi in cui, magari per un breve periodo, per il benessere di tutti è bene un allontanamento ed ecco che si può propendere per l’affido eterofamigliare, così da evitare possibili pregiudizi per i minori ed al contempo aiutare i genitori in difficoltà a recuperare quella che viene definita buona genitorialità, superando problemi che possono essere di varia natura: abuso di sostanze, importante conflittualità coniugale, violenza intrafamigliare…

È bene però ricordare che affido a terzi non significa necessariamente allontanamento dei figli dalla casa famigliare; può infatti accadere che i figli restino collocati (quindi vivano) presso un genitore, ma determinate decisioni importanti (frequentazione con l’altro genitore, scuola, salute…) vengano prese dall’affidatario.

Ma a chi possono essere affidati i minori?

Prima scelta dovrebbero essere i parenti più prossimi e dunque nonni o zii, se idonei a svolgere la funzione educativa.

Qualora non fosse praticabile l’affido a soggetti terzi, il Giudice si rivolge ai sevizi sociali che, in qualità di affidatari, si pongono al fianco della famiglia facendo gli interessi dei minori, ma anche supportando i genitori, nell’ottica di riaffido ad essi, per superare i problemi che hanno determinato l’affido all’ente.

Il consiglio che posso dare è quello di non vedere gli operatori come nemici, bensì come risorse che da una parte vogliono tutelare i bambini e dall’altra fare in modo che i genitori ritornino nelle condizioni di svolgere il loro ruolo con serenità e capacità riacquisita.

 

Chiara Mussi – Avvocato

Separazione e Affidamento Eterofamigliare

 

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