Scuotimento del neonato

una sindrome pericolosa

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scuotimento del neonato
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Scuotimento del neonato

Vorrei parlarvi di un fenomeno che sto iniziando a conoscere solo ora: lo scuotimento del neonato e la relativa sindrome; e’ solo di qualche giorno fa, infatti, sotto le ultime festività natalizie, la triste notizia della morte di un neonato di 5 mesi a Padova che ha subito uno scuotimento violento da parte di una neo-mamma nel tentativo di calmarne il pianto disperato.

Non entrerò nel merito dell’evento e non esprimerò giudizi personali su questa dolorosissima vicenda che ha toccato profondamente chiunque abbia un minimo di sensibilità verso il mondo dell’infanzia.

Voglio solo capire, se possibile, cos’è questa “sindrome dello scuotimento” chiamata Shaken baby syndrome -SBS- (o Battered child syndrome oppure Trauma cranico abusivo -AHT-) e che potenziali danni può creare ad un neonato.

Il bambino piccolo, in particolare sotto i 2 anni di vita, ha ancora una muscolatura del collo poco sviluppata e non riesce a sostenere la testa in maniera autonoma; lo scuotimento dunque, porterebbe il cervello a muoversi all’interno del cranio,  provocando ecchimosi, gonfiore e sanguinamento dei tessuti.

In pratica: lesioni gravissime.

I bambini che rischiano maggiormente di subire i danni da scuotimento sono i neonati tra le 2 settimane e i 6 mesi di vita, che coincide purtroppo con il periodo di massima intensità del pianto per il piccolo (colichette, primi dentini, inizio dello svezzamento…).Ma cosa porta un adulto a compiere il gesto dello scuotimento che può avere queste drammatiche conseguenze?

Siamo di fronte a situazioni familiari che vedono come protagonisti i genitori o chi è incaricato all’accudimento del piccolo (es. baby-sitter): a quanto pare si tratta sempre di situazioni di solitudine e di forte stress, spesso nascosto o non troppo manifesto, ma che merita un approfondimento se si vogliono evitare i gravi effetti che di cui stiamo parlando.

Anche se dobbiamo sottolineare che questi tristi eventi sono casi (fortunatamente!) statisticamente isolati- 2 o 3 neonati su 10.000 (Fonte: SIN (Società Italiana Neonatologia)..anche se solo Ospedale Regina Margherita di Torino, lo scorso anno, sono stati registrati ben sei casi . E’ pur vero che l’identikit dell’autore dello scuotimento è spesso un adulto emotivamente fragile, con importanti scatti impulsivi, che spesso manifesta problematiche nella relazione con il partner o di natura economica e familiare.

Pare che il fil rouge che unisca gli infelici autori dello scuotimento siano una serie di caratteristiche: neo-genitori lontani dalle famiglie d’origine, senza sostegno psicologico e soprattutto pratico nella gestione del neonato.

Anche altri fattori sono da considerarsi “potenzialmente a rischio” e sono: la famiglia mono-genitoriale (leggi mamme single), età materna inferiore ai 18 anni, basso livello di istruzione, uso di alcool o sostanze stupefacenti, disoccupazione, episodi di violenza in ambito familiare o pregressa e disagio sociale e non ultima la depressione post partum o baby blues.

Naturalmente nel genitore o nell’adulto che accudisce non c’è alcuna volontà di fare male al bambino ma, in alcuni e drammatici casi, vince l’incapacità di far fronte alle crisi del neonato e un gesto che –apparentemente- vorrebbe riportare calma e il benessere, diventa una sciagura a cui è difficile dare una spiegazione.

I sintomi che presenta il neonato che ha subito lo scuotimento sono variabili ed è spesso difficile diagnosticare la SBS anche se ci sono degli indizi che dovrebbero accendere un “campanello d’allarme” ed essere investigati in maniera approfondita:  vomito, inappetenza, difficoltà di suzione o deglutizione, estrema irritabilità, letargia, assenza di sorrisi o di vocalizzi, rigidità o cattiva postura, difficoltà respiratorie, aumento della circonferenza cranica, difficoltà nel controllo del capo (la testa rappresenta circa il 15% del peso corporeo), frequenti e lamentosi pianti e, nei casi più gravi, convulsioni fino all’arresto cardiorespiratorio e al coma.

Accade quasi sempre che i genitori, inconsapevole della gravità di ciò che è avvenuto, vadano dal pediatra o al pronto soccorso perché capiscono che c’è qualcosa che non va e che il piccolo non sta bene: è da questo momento che nasce il sospetto nei sanitari che il neonato abbia subito lo scuotimento e, con le opportune verifiche (esami del sangue, Tac, Risonanza Magnetica, ecc) può portare alla diagnosi della SBS.

Nel caso di conferma, poi, che sia avvenuto effettivamente lo scuotimento del piccolo, il personale sanitario ha l’obbligo di segnalare il caso alla Procura presso il Tribunale dei Minori.

Quali sono le conseguenze dello scuotimento?

Dobbiamo dire che molto spesso il trauma da scuotimento è causa di danni irreversibili e 1 su 4 casi può essere addirittura mortale. Ai bambini che sopravvivono, lo scuotimento può portare diversi danni: cecità parziale o totale, perdita dell’udito, ritardi nello sviluppo, linguaggio problematico e difficoltà di apprendimento, grave ritardo mentale, paralisi cerebrale.

Lo scuotimento può dare conseguenze anche a lungo termine? Pare di sì.

Se i sintomi sono lievi o non evidenti, è possibile che il bambino non venga neppure portato al Pronto Soccorso, ma anche nei casi lievi i bambini possono sviluppare uno o più di questi problemi: a volte il primo segnale non si nota fino a quando non inizia il percorso scolastico, manifestando problemi comportamentali o difficoltà di apprendimento, che solitamente –purtroppo- non vengono collegati a un incidente o trauma accaduto anni prima.

                                                                                                                                                                                                         Valentina

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