Rimproveri e sculacciate: cosa accade nel cervello dei bambini

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Rimproveri e sculacciate: cosa accade nel cervello dei bambini

Marco ha 2 anni e mezzo. Sta giocando con il suo trenino, quando la gemella Lucrezia gli si avvicina e glielo prende dalle mani. Lui arrabbiatissimo urla, la spinge e lei cade scoppiando in un pianto inconsolabile.

‘Adesso le prendi!!!’ grida la mamma.

‘Vedi come ti passa la voglia di trattare così tua sorella, non ti azzardare più a farlo ! Una bella sculacciata non te la leva nessuno, mi sono proprio stufata di te e delle tue reazioni, se non lo capisci con le buone maniere allora passiamo alle maniere forti !’

Marco inizia a piangere. . La mamma esce dalla stanza dicendo ‘Guai a te se ti sento piangere!!!”

I bambini apprendono per imitazione (neuroni specchio) e imitano i comportamenti degli adulti che li circondano.

Quando gli adulti sono rigidi, rifiutando di ascoltare il bambino, di accogliere le sue emozioni, le frustrazioni i suoi pianti, gridando su di lui rimproverandolo continuamente, usando parole umilianti, picchiandolo e sminuendolo, il bambino tenderà a fare lo stesso con gli altri.

Il paradosso è che questi stessi adulti il più delle volte pretendono che il figlio non gridi, non picchi e si comporti bene.

Il bambino, confuso non può far altro che chiedersi: “Ma come, gli adulti possono gridare per farsi ascoltare, possono sculacciarmi quando faccio una cosa che non gli piace e io non posso spingere Lucrezia quando fa una cosa che mi infastidisce?” Analizziamo la situazione: cosa succede a livello cerebrale ?

Rimproveri e sculacciate: cosa accade nel cervello dei bambini

Rimproveri e sculacciate: cosa accade nel cervello dei bambini

Rimproveri e sculacciate: cosa accade nel cervello dei bambini

Per essere efficace nel controllare i nostri impulsi e prendere decisioni sane, la nostra corteccia prefrontale ha bisogno di “essere curata”.

Come?

Il primo passo è volere il cambiamento, voler adottare un approccio educativo diverso con i propri figli/nipoti e in caso fare un percorso psicologico individuale per riuscire a sostituire e sradicare certi comportamenti incontrollati tendenzialmente violenti.

Dare il buon esempio eliminando tutti i tipi di violenza verbale e fisica e trovando alternative civili per comunicare con i propri figli.

Superare tutte quelle concezioni culturali che descrivono il bambino come un essere da “indirizzare”, tendenzialmente “prepotente e capriccioso” , che deve capire “chi comanda” ed entrare nell’ottica che non fa determinate cose per farci un dispetto ma perchè ha un cervello in via di formazione.

Tenere bene a mente che ogni volta che un bambino si trova ad osservare un adulto, un fratello, un parente, un amico a superare un conflitto emozionale in maniera calma e giusta, i circuiti della sua corteccia prefrontale registrano la ‘scena’ e si rinforzano.

Progressivamente questi circuiti incaricati di regolare gli impulsi emozionali, diventano più efficaci e funzionali, grazie al buon esempio.

Cambiare il proprio modo di fare, mettersi in discussione, trovare alternative e rimettersi in gioco richiede impegno e sacrificio. Un lavoro costante che costa molte energie ma che alla lunga, ha solo benefici sia per noi genitori che per i nostri figli.

Ne vale sicuramente la pena.

 

Dott.ssa Sabrina Menini – Neuropsichiatra Infantile

Centro ConTatto – info@centrocontattosenago.it

http://www.centrocontattosenago.it/

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