Per Crescer un Bambino ci Vuole un Villaggio

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Per Crescer un Bambino ci Vuole un Villaggio

Per crescere un bambino ci vuole un villaggio”: così recita un ormai noto proverbio africano.

Nulla di più vero. Fino ad alcuni decenni fa, il fatto che l’educazione fosse una questione che riguardava un gruppo ben più ampio della famiglia d’origine era piuttosto evidente.

Si pensi alle famiglie che vivevano insieme o spesso affacciate negli stessi cortili. Col crescente progresso i ritmi della vita sono mutati e le famiglie si sono trasformate, configurandosi sempre più come mononucleari (genitore/i e figlio/i), leggi anche Famiglie One Parent.

Per Crescer un Bambino ci Vuole un Villaggio

Ad oggi, infatti, sempre meno spesso si hanno i nonni vicini, talvolta i nonni lavorano ancora, i rapporti coi vicini di casa non sono affatto scontati e gli zii si vedono solo la domenica. Eppure tutte queste figure hanno ricoperto, e possono ricoprire, presenze importanti nel percorso educativo e di crescita dei bambini.

La famiglia allargata

La figura dei nonni ad oggi è cambiata: sono più giovanili, fuori dai comuni stereotipi di “anziani” al passo coi tempi e talvolta ancora inseriti nel mondo del lavoro.

Sono la chiave dell’incontro tra passato e futuro: gli “storici della famiglia“. Coi loro racconti permettono di svelare l’immagine dei genitori come figli, favorendo il rispecchiamento in loro dei bambini e sostenendo il senso di appartenenza al gruppo familiare. Spesso i nonni si fanno portatori di tradizioni: importanti cornici in cui iscrivere e coltivare rapporti e valori familiari.

Possono infine essere saggi confidenti, donare amorevoli attenzioni e la loro casa è spesso un’oasi di sicurezza (soprattutto quando sussistono problemi nella coppia genitoriale). Per i neogenitori sono la più preziosa fonte di sostegno e guida, capace di lenire l’ansia e ridare sicurezza.

Il nipote, a sua volta è per loro uno stimolo, una fonte d’amore e concorre al sentimento di continuità.

Poi ci sono gli zii che rappresentano un ibrido importante al crocevia tra nonni, genitori, amici, fratelli.

Sono generalmente un supporto alla famiglia, sono ottimi confidenti e possono creare quel primo spazio di “autonomia protetta” dal nucleo famigliare del bambino. Soprattutto i più giovani sono spesso compagni di gioco ed esempi e talvolta permettono di vedere la mamma o il papà in versione “sorella” o “fratello”, svelandone nuovi importanti tratti.

Per Crescer un Bambino ci Vuole un Villaggio

Né fratelli ma nemmeno “solo” amici, spesso i primi compagni di gioco “esterni ma interni” alla famiglia sono i cugini.

Stessa famiglia ma di famiglie diverse ci permettono di aprirci piano piano all’incontro con “usi” familiari alternativi rispetto ai nostri, stili diversi di essere figlio, abitudini diverse in casa.

Spesso han età diverse: potranno fornire guida o far sentire guide, far sperimentare quel senso di “essere i grandi che proteggono i piccoli” levando di mezzo le dinamiche che scattano tra fratelli.

Insomma, per i figli unici i cugini sono la prima forma di socialità e di condivisione di attività ludiche e il legame con loro è particolare, unico….Si pensi solo a come torna a sentirsi forte nelle occasioni, ahimè sempre più rare, in cui si incontrano.

Le “agenzie formative” del territorio

Accanto agli attori della scena familiare, hanno assunto rilevanza molte altre “agenzie formative”: la scuola, la squadra, l’oratorio, gli scout, i gruppi e le associazioni in cui si entra a far parte sempre prima.

Ognuno di questi contesti concorre alla formazione della persona e certamente trasmette valori e permette esperienze più o meno rilevanti. Oggi più che mai è dunque necessaria un’alleanza tra agenzie che concorra a creare quello che F. Frabboni definisce “sistema formativo integrato”. Una sorta di rete di cui famiglia e agenzie sono i nodi.

È compito di tutti gli adulti tessere questa tela evitando spiacevoli prese di posizioni e scontri di cui i bambini pagano le spese.Per Crescer un Bambino ci Vuole un Villaggio

Proprio dopo questa emergenza sanitaria, che ha generato il lock-down, credo serva riflettere e riscoprirsi davvero “animali sociali”, bisognosi dell’altro. La nostra essenza sociale ricorda l’alto valore delle agenzie formative come parti organizzate di una società sempre più complessa nella quale i bambini sono via via inseriti: abbiamo, ad esempio, colto tutti con maggiore forza l’importanza della scuola per i bambini anche a livello socio-emotivo, l’importanza della squadra e di tutte le attività frettolosamente dette “extra” che si frequentavano.

Ricordiamo quanto ci sono mancati gli ambienti e le persone che frequentavamo e quanto aggiungono alla nostra vita. Si riparte, ma non scordiamoci quanto gli zii e i nonni ci sono mancati… apprezziamoli e facciamone tesoro: non per coltivare un atteggiamento di delega che finisce col de-responsabilizzare la famiglia: questa è e deve rimanere il fulcro, il nodo centrale della rete. La famiglia è e resta la casa-base, il rifugio, ma anche il trampolino su cui poggiare i piedi per spiccare il volo.

Buona ripresa a tutti!

Elena Conti – pedagogista

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