Parliamo di Emozioni

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PARLIAMO DI EMOZIONI

Si può definire l’emozione come “lo stato psichico affettivo e momentaneo che consiste nella reazione opposta dell’organismo a percezione o reazione che ne turbano l’equilibrio” (Devoto e Oli, 1995). Le emozioni fanno parte di quel complesso sistema comunicativo che gli esseri umani utilizzano per comunicare tra loro.

Sviluppo della comprensione delle emozioni

Izard, psicologo e ricercatore americano, sostiene l’ipotesi del feedback facciale ed il precoce legame “espressione – emozione” e ritiene che le espressioni facciali contribuiscano a produrre specifiche esperienze emotive. Il legame tra espressione ed esperienza emotiva garantisce la comunicazione sociale da parte dell’infante anche nello sviluppo prelinguistico così da permettere la conoscenza dei bisogni primari a chi si occupa di lui. La comprensione delle emozioni inizia a svilupparsi dalla prima infanzia. “Gli scambi sociali sono lo strumento attraverso il quale si articola la conoscenza di sé e degli altri e l’affettività rappresenta il principale elemento di coagulo di tale sapere” (Shatz 1994, Montirosso 2000).

Tra l’uno e i due anni, i bambini iniziano ad utilizzare un lessico psicologico che spazia tra vocaboli emotivi che fanno riferimento a stati emotivi suoi e altrui. Lo psicologo Wellman e colleghi (1995) dimostrarono come i bambini intorno ai due anni e mezzo già usino il linguaggio per riferirsi ad emozioni già passare, emozioni del presente e del futuro per riferirsi sia a se stessi che agli altri.
Crescendo, intorno ai tre o quattro anni, saranno in grado di “utilizzare” il paradigma dell’espressione facciale, mentre, intorno ai sei anni, si sviluppa al comprensione delle emozioni complesse che viene affiancata dalla categorizzazione delle emozioni stesse ( ad esempio la vergogna, la colpa, l’ansia ecc…). L’ultimo step insorge tre i sei e sette anni fino ai dieci e undici anni quando i bambini sviluppano la comprensione della natura conflittuale delle emozioni e iniziano a comprendere che una persona possa provare, contemporaneamente, diverse emozioni che sono tra loro opposte e ambivalenti.

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La comprensione delle cause delle emozioni avviene già nei primi tre anni, quando mettono in relazione le emozioni con le cause che le hanno prodotte. Tra i tre e i sei anni nascono le consapevolezze che le emozioni sono legate a desideri e credenze. Tra i cinque e i sei anni si manifesta anche la comprensione del ruolo dei ricordi e tra i sette e gli otto anni la comprensione dei valori morali.

La regolazione delle emozioni

Si tratta della comprensione del fatto che è possibile controllare e regolare l’espressività emotiva. Tra i sei e i sette anni i bambini capiscono che le persone possono esprimere un’emozione diversa da quella che provano. Queste strategie di regolazione cambiano con l’età: inizialmente sono di tipo comportamentale e poi, tra i nove e dieci anni, diverrà di tipo psicologico.

Le emozioni della vita quotidiana

Esistono emozioni a valenza positiva (gioia, felicità) ed emozioni a valenza negativa (tristezza, rabbia, vergogna, colpa, paura).

Emozioni Positive

GIOIA: La maggior parte dei teorici delle emozioni collega le manifestazioni di gioia dei bambini al raggiungimento di scopi e interessi. Si manifesta accompagnata da un forte stato di attivazione (ad esempio euforia ed agitazione) e vede la comparsa del sorriso sociale (secondo/ terzo mese di età), fatto essenziale per l’emergere della gioia. Causa della gioia sono gli eventi che comportano una certa dose di sorpresa e di arousal. Esperienze legate alla sessualità, innamoramento e lealtà, prenderanno, nell’adolescenza, il sopravvento sulla gioia.

FELICITA’: Da vari studiosi, la felicità viene definita come:
– Condizione di appagamento nei riguardi della vita (Argyle)
– Stato emotivo di benessere (Diener)
– Ha come condizione di attivazione la riuscita e realizzazione dei propri scopi (Oatley)
– Si prova felicità con l’avvicinamento e raggiungimento della meta (attaccamento, accudimento e sessualità), (Liotti)PARLIAMO DI EMOZIONI

Emozioni Negative

Ne vedremo alcune:

TRISTEZZA: Si tratta di una emozione che deriva dallo stato di sconforto e disagio che si osserva nei primi mesi di vita del bambino, dal dolore fisico alla fame alla sete.   Alcuni studiosi collegano la manifestazione di vera e propria tristezza a vissuti di perdita, mancanza, solitudine e sconfitta.  Nel corso dell’infanzia gli antecedenti di tristezza possono essere simili a quelli che producono la rabbia. Nella preadolescenza, invece, alcune cause possono essere il distacco da amici con cui si erano creati rapporti significativi, insuccessi scolastici, fallimenti sportivi eccetera; mentre nell’adolescenza il non riusciva a scuola, le delusioni d’amore, essere lasciati o traditi.  Inoltre in adolescenza viene provata anche senza che emerga una causa precisa, ciò avviene perché i ragazzi devono staccarsi dall’infanzia per proiettarsi in un futuro ancora indefinito (C. Pietropolli). negli adulti sono causa di tristezza i litigi, i problemi con gli amici, la morte dei propri cari.

RABBIA: L’origine della rabbia si colloca, per entrambe le teorie differenziale e di differenziazione, nel primo semestre di vita. In particolare l’approccio di Sroufe sottolinea come la vede proprio emozione di rabbia derivi da un precursore: la frustrazione.  L’emozione della rabbia si sviluppa come azione immediata e può manifestarsi anche in caso di fallimento all’interno di un’associazione mal sperimentata. Lo psicologo Liotti collega la rabbia al sistema dell’attaccamento in particolare quando ci troviamo all’interno di una situazione di legame caratterizzato da insicurezza è contraddistinta da un sistema agonistico.  Dunque si può affermare che all’interno dello sviluppo dell’infante, la rabbia, può comparire nel sistema di attaccamento e nel sistema agonistico. Nei bambini, le maggiori cause di rabbia possono variare dal conflitto per il semplice giocattolo, all’essere colpiti, al senso di costruzione e al non riuscire a fare un compito un’azione.  Durante l’età prescolare e scolare sono invece le costruzioni, il mancato raggiungimento degli obiettivi a scatenare questa emozione. Nella prima è tarda adolescenza sono invece le relazioni con gli amici, l’esperienza scolastica e di socializzazione, le relazioni con i familiari, la mancanza di valori, lo sport praticato e osservato a stimolare l’insorgere di situazioni conflittuali.  Negli adulti, infine, prevalgono minacce offese alle persone o interruzioni e ostacoli posti alle attività svolte.

PAURA: La paura compare durante il primo anno di vita. Per Sroufe i precursori della paura vera e propria sono tra trasalimento, l’attenzione coatta e la cospirazione.  La prima esperienza di paura del bambino è quella di timore per l’estraneo e si accompagna ad una serie di importanti cambiamenti neurofisiologici come il tremore, la sudorazione, la tensione e l’accelerazione del battito cardiaco. Nei bambini l’emozione della paura è molto evidente si manifesta congenita ed urla. Esse mutano durante tutto il percorso di crescita e si manifestano in funzione dell’età. La paura dei bambini tende a deviarsi su precise categorie di oggetti ad esempio serpenti, mostri, ragni, ecc…
In età scolare le paure riguardano oggetti ed eventi che il bambino sente di non poter controllare quindi quella che si manifesta è una vera e propria paura del controllo. In questa fase troviamo dunque delle paure concrete come quella degli animali e paure più strutture come quella di fare brutte figure in pubblico. Durante l’adolescenza la paura risulta maggiormente collegata al significato della vita, e vive una situazione di aspettativa e di incertezza rispetto al futuro.

Pedagogista Catellani Grazia

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