Metodo Feuerstein

Un metodo sempre attuale dove l'adulto è motivatore dell'apprendimento

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Metodo Feuerstein

Un metodo sempre attuale dove l’adulto è motivatore dell’apprendimento

Prima di parlare del Metodo Feuerstein è indispensabile fare una premessa. Dobbiamo sapere a chi è rivolto il metodo per “imparare ad imparare”, chi è quindi il giovane d’oggi e quali sono i suoi interessi e abitudini.

Il ragazzo di oggi ha a disposizione, come mezzi d’informazione, le nuove tecnologie. Queste hanno determinato cambiamenti negli stili cognitivi e di apprendimento, con una percezione diversa rispetto al passato del tempo (durata) e dello spazio (distanza).

In poche parole, oggi le notizie e le informazioni viaggiano velocissime nel web e anche le distanze tra le persone si accorciano, con una video-chiamata possiamo contattare il nostro amico dall’altro capo del mondo.

Tutto questo come si traduce in un contesto educativo?

L’insegnante, il genitore, il terapista, ecc. non sono più detentori del sapere, né protagonisti assoluti. Le conseguenze dei cambiamenti moderni restituiscono all’adulto il vero ruolo.

Per le nuove generazioni attuali, come mai è accaduto nella storia dell’uomo, esiste un sapere, quello tecnologico appunto, a proposito del quale le generazioni adulte non sono uniche e totali detentrici né in termini di contenuti, né di procedure d’uso, né di significato, né di strategie cognitive impegnate nella loro manipolazione, né di linguaggi specifici; l’adulto non può più essere un comunicatore di tecniche, principi, valori.

Invece, è colui che motiva ad apprendere, incuriosisce, sollecita l’attenzione alla lettura e alla comprensione di qualsiasi testo: poetico, narrativo, sociale, comunicativo ecc.… affinché sviluppi un pensiero critico e autonomo.

Perché un ragazzo dovrebbe, quindi, ritenere più interessante una lezione in classe se poi può utilizzare lo smartphone e può trovare contenuti, almeno in apparenza, più accattivanti e motivanti?

Noi come genitori, insegnanti, terapisti, educatori, come possiamo fare la differenza nel loro percorso di crescita personale e professionale?

Possiamo agire trasversalmente, andando a mediare gli apprendimenti e andando a stimolare le funzioni cognitive, il pensiero critico, la curiosità per il sapere.

Sicuramente ci può venire in aiuto il Metodo ‘Feuerstein’: andiamo a vedere da dove nasce e di che cosa si tratta.

Il Metodo ‘Feuerstein’, nato in Israele nel secondo dopoguerra dal professor Reuven Feuerstein, è oggi diffuso in 50 paesi e tradotto in 17 lingue. Inizialmente sperimentato per ragazzi con difficoltà di apprendimento, viene oggi utilizzato con successo per sfruttare al meglio il proprio potenziale cognitivo, imparando a ragionare e a risolvere problemi in maniera autonoma. Il giovane allievo, ad esempio, sarà abile nell’affrontare i compiti scolastici e quotidiani in maniera più organizzata ed efficiente. Con oltre 500 esercizi carta e matita lo scopo è “imparare ad imparare”.Metodo Feuerstein

Il metodo pone grande importanza agli stili cognitivi e alla consapevolezza metacognitiva del proprio modo di apprendere. Questo permette all’allievo di utilizzare poi in altri contesti gli apprendimenti e i processi acquisiti e manipolarli autonomamente.

I diversi campi applicativi del metodo ‘Feuerstein’ sono:

  • scuola
  • riabilitazione
  • disabilità cognitiva
  • disagio giovanile
  • educazione adulti
  • formazione professionale e aziendale
  • prevenzione del decadimento cognitivo

L’esperienza dell’apprendimento mediato: anche nel 2020 è necessario un adulto che faccia da mediatore per l’apprendimento, non basta uno smartphone!

Il concetto di mediatore è uno dei pilastri del metodo ‘Feuerstein’.

Il ragazzo apprende non solo perché è esposto a stimoli ambientali – al giorno d’oggi possiamo pensare, ad esempio, all’esposizione ai contenuti di Youtube senza il controllo dell’adulto – ma anche perché tra lui e l’ambiente si interpone, un genitore, un insegnante, un terapista che svolgono un ruolo di mediazione.

Il mediatore propone al bambino stimoli calibrati che più si avvicinano al suo processo e livello di apprendimento, fornendo chiavi di lettura e strategie che possono essere utilizzate e rielaborate da lui in altri contesti. L’esperienza di apprendimento mediato si riferisce al “come” interagiamo con il bambino piuttosto che ai contenuti. Pensiamo a un bimbo che viene esposto agli stimoli che la mamma gli fornisce, più adatti al suo livello di crescita. Se è piccolo, la madre utilizzerà vocalizzi e una buona mimica facciale, mano a mano che sarà più grande utilizzerà parole e frasi sempre più complesse.

Solo qualche esempio di domanda di mediazione, pensando a un adulto che aiuta un ragazzo a comprendere una qualsiasi pagina di un testo scritto:

  • Che cosa vedi nella pagina?
  • Ci sono strade alternative per arrivare al tuo risultato?
  • Come possiamo riflettere sull’errore?

Se ci focalizziamo sull’età evoluta, il metodo utilizza due programmi principali:

  • P.A.S. Basic (programma di Arricchimento strumentale per le funzioni cognitive di base: un programma di educazione cognitiva per i bambini in età prescolare o nelle situazioni di difficoltà delle funzioni cognitive di base (ad es. disturbi dell’apprendimento, paralisi cerebrale, disabilità cognitiva, ecc…). Gli obiettivi sono: dare dei contenuti di base e allenare anche i processi del pensiero;
  • P.A.S. (programma di Arricchimento strumentale): è rivolto ai bambini dai 7-8 anni, ai ragazzi della scuola media e ai giovani adulti. L’obiettivo è quello di potenziare la propensione del discente per renderlo stabilmente capace di rispondere in modo proattivo agli stimoli ambientali, lavorando sempre in un’ottica che vada al di là dei meri contenuti di volta in volta proposti.

 

Dott.ssa Gloria Rastellini -Terapista della Neuropsicomotricità dell’età evolutiva

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Un metodo sempre attuale dove l’adulto è motivatore dell’apprendimento

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