Intelligenza emotiva: cos’è e come svilupparla

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Intelligenza emotiva: cos’è e come svilupparla

Sappiamo ormai che esistono diversi “tipi” di intelligenza– nove per l’esattezza- che coprono i principali criteri che determinano le capacità mentali umane; a questo elenco si deve aggiungere l’ intelligenza emotiva, che fu teorizzata per la prima volta nel 1990 opera di due psicologi, Peter Salovey e John Mayer, che la definirono come:

“La capacità di monitorare e dominare le emozioni proprie e altrui e di usarle per guidare il pensiero e l’azione”.

Successivamente, nel 1995, lo psicologo americano David Goleman introdusse questo nuovo orientamento per valutare le doti umane rendendolo uno strumento fondamentale per la crescita personale e l’affermazione professionale; se affiniamo questa specifica intelligenza- l’intelligenza emotiva, infatti- i nostri sentimenti e le nostre emozioni saranno validissimi alleati per migliorare le nostre competenze sociali e di leadership in ogni ambito della socialità.

Lo studioso riassume così l’intelligenza emotiva:

La capacità di motivare se stessi, di persistere nel perseguire un obiettivo nonostante le frustrazioni, di controllare gli impulsi e rimandare la gratificazione, di modulare i propri stati d’animo evitando che la sofferenza ci impedisca di pensare, di essere empatici e di sperare...”

La buona notizia è che l’intelligenza emotiva non è innata (una grande fortuna questa!) ma può essere appresa e allenata anche se è meglio sfruttare la capacità “plastica” del cervello nei primi anni di vita per ottenere i risultati migliori.

È chiaro naturalmente che più il bambino è piccolo, più è predisposto ad imparare: è una questione biologica legata ai neuroni che in questa fase sono “affamati” e pronti a ricercare nuovi collegamenti e ramificazioni con rapidità.

Intelligenza emotiva nei bambini: cos’è e come svilupparla

Goleman sottolinea come ogni bambino -per poter apprendere e sviluppare l’intelligenza emotiva -ha bisogno di alcuni elementi fondamentali e tutti collegati tra loro e alla sfera emotiva, che sono:

  • La fiducia in se stessi: la sicurezza di avere il controllo e padronanza del proprio corpo e dei propri comportamenti ed azioni sono fattori molto importanti per il bambino che, anche se intraprenderà un compito complesso, sa che può contare sul supporto dei genitori.
  • La curiosità: la sensazione della scoperta deve essere un’emozione positiva.
  • L’intenzionalità: come desiderio di essere perseveranti, efficaci e capaci: anche questi aspetti rimandano a sensazioni positive di buona riuscita.
  • L’autocontrollo: questo punto è essenziale nei bambini ed è legato naturalmente all’età: più grande è il bambino, più elevata ed efficace sarà la capacità di autocontrollo su di sé e sulle proprie azioni.
  • La connessione: sviluppo della capacità di impegnarsi insieme ad altri, imparando a scambiare la sensazione positiva di essere compresi, accettati e valorizzati.
  • La comunicazione: la possibilità di scambiare verbalmente idee, sentimenti e sensazioni con gli altri è strettamente connessa alla fiducia.
  • La cooperazione: l’opportunità di collaborare per perseguire un obiettivo di gruppo è un’attitudine determinante da sviluppare nell’ambito della sfera emozionale.

Quando si parla di emozioni anche per noi adulti si aprono scenari tutt’altro che semplici: arrivare a maneggiare responsabilmente il “vocabolario emotivo” crea molte difficoltà anche a noi, diciamolo. 

Già dare il nome alle nostre emozioni, cercando di insegnare ai nostri piccoli a fare lo stesso, può essere un ottimo punto di partenza.

Ad aiutarci in questo compito viene in aiuto il Fiore di Plutchik, dal nome dello psicologo statunitense che ha studiato in maniera approfondita il lato emozionale dell’essere umano.

Intelligenza emotiva nei bambini: cos’è e come svilupparla

Plutchik ha studiato la somiglianza fra la nostra percezione dei colori e quella delle emozioni; in particolare, sia i colori sia le emozioni sarebbero mescolabili fino formare le più diverse combinazioni.

Sulla base di questa teoria Plutchik rappresenta grafica delle emozioni che a partire da un circolo di otto emozioni primarie sviluppa una struttura chiamata “Fiore delle Emozioni”.

In questo fiore le emozioni primarie sono disposte in cerchio, mettendo vicine quelle simili e in opposizione di 180 gradi quelle di significato opposto: secondo questa rappresentazione abbiamo la gioia opposta a dolore/tristezza, la rabbia opposta alla paura, l’accettazione opposta a al disgusto e la sorpresa in opposizione all’attesa.

Successivamente Plutchik dispone le emozioni simili a quelle primarie, ma di intensità inferiore, sull’esterno, mettendole tanto più lontane quanto meno sono intense.

Seguendo lo stesso principio, le emozioni simili ma più intense sono disposte all’interno della ruota delle emozioni primarie. In questo modo si ottiene una specie di fiore i cui petali possono essere uniti verso il basso.

È questa la struttura che prende il nome di circomplesso.

 

                                                                                                                                                                                     Valentina

Intelligenza emotiva: cos’è e come svilupparla

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