I Will Survive, forse!

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I Will Survive, forse!

Io odio le pubblicità.

Sono illusorie e false come il bacio di Giuda.

Un esempio? Al mattino chi è che si siede comodamente a tavola, con ogni ben di Dio apparecchiato, pronto ad elargire sorrisi e carinerie varie? Solo qualcuno che ha respirato gas esilarante. E che non ha figli ovviamente.

Con i bambini è già tanto sperare in qualche segno di civiltà anche solo lievemente accennato; il lancio del biberon dovrebbe essere considerato sport nazionale e i pargoli più grandicelli, che portano le loro tazzine spontaneamente nel lavello, dopo aver mangiato composti e ordinati, sono chiaramente frutto di una mutazione genetica. Di norma, se non vengono minacciati (o come mi piace dire “spronati con decisione”) e se le corde vocali della mamma non rischiano una lesione, non muovono un dito.I Will Survive, forse!

Dopodiché, tutti in fila, già belli pronti ad iniziare la giornata, lavati e vestiti, a salutare mammina?

Ma certo. Come no.

Gentili amiche e amici, noi sappiamo che non è così. Le femminucce, dai due anni in su, davanti ad un armadio aperto, si trasformano, da fanciulle dolci e delicate come una pianta di glicine, alla perfetta imitazione della bimba dell’Esorcista, la cui unica arma di salvezza pare essere quella di assecondare il loro gusto anche quando vorrebbero indossare, per andare all’asilo, una gonna di pizzo rosa abbinata ad una maglietta verde a pois bianchi, con le infradito argentate. In inverno. A quel punto, sarai tu ad essere posseduta da un demone.

Per non parlare dei capelli, che a volte vorranno avere a treccia tempestata di forcine a cuoricino, stellina, foglia di ibisco, e a volte vorranno sciolti, come una selvaggia.

I maschietti invece potrebbero rivelarsi sorprendenti. Nel senso che potrebbero sorprendere nella loro capacità di frantumare tutta la tua pazienza, accumulata dai tempi della gravidanza in poi, perché senza la maglietta di Spider-man, che hai nel cesto della biancheria e che lavi circa 20 volte a settimana, non si può proprio andare a scuola.

E una volta in strada, dopo aver intonato in macchina la famosissima canzone: “ Se non la smettete di lamentarvi e litigare vi abbandono qui!”, altro che allegri motivetti, e averli scaricati all’interno di quell’edificio, fonte di salvezza, chiamata scuola, finalmente inizia la parte più riposante della giornata: il lavoro.

Peccato che ad un certo punto finisca e si debba rientrare nella tana con i lupacchiotti. E lì, l’ennesima pubblicità di giochi splendidi e apparentemente tranquilli, ci fa pensare di poter trascorrere almeno una parte della rimanente giornata, nel più totale relax. In casa o in giardino. Non fidatevi MAI!

I Will Survive, forse!

Io vi scoverò, ovunque voi siate, pubblicitari miei e vi farò pesare sulla coscienza tutti questi inganni. Provate ad appoggiare una sola mezza natica sul divano… il gioco del momento, così ben sponsorizzato in tv, farà cadere, piangere, litigare, distruggere qualcosa, rischiare di perdere un arto, a cui seguirà un: “Cambiamo gioco mamma, cosa possiamo fare?”. E probabilmente tu ti ritroverai a guardare con infinito amore il divano, che avrà ancora calda l’impronta del tuo mezzo sedere…E comunque posso affermare con assoluta certezza che se io entrassi in una stanza e vedessi carta igienica srotolata completamente o colore dato a random alle pareti, NON sorriderei amorevolmente, come ho visto in alcuni spot. Per niente. A meno che non mi venisse una paresi, data dallo shock.

E quante volte si vedono bimbi che studiano con gusto e gioia? Felici??

Sospetto che i pubblicitari usino farina di peyote, nota per gli effetti allucinogeni, con una certa frequenza. I bambini che conosco io sanno a memoria il nome di tutte le malattie che esistono, divise per categoria e zona interessata… è così che imparano bene il corpo umano, che credete! Hanno sempre dolore da qualche parte, in posti che io nemmeno sapevo esistessero…

E quando è ora dei compiti, tutte quelle bellissime penne, matite, matitine, e pennarelli super colorati con colori brillantissimi, tanto pubblicizzati, che dovrebbero aiutare, causano una serie di eventi infausti che minacciano il tuo già equilibrio precario. La matita super nuova e super appuntita, bucherà il foglio…. Il colore giallo macchierà… i bambini ci metteranno il tempo che ha impiegato Armstrong per andare sulla Luna, solo per provare tutte le tonalità dei colori per trovare quella giusta e solo per fare la cornicetta a inizio quaderno e si litigherà per quell’unico colore, che tutti vorranno, in mezzo ad altri cento simili. Ecco perché io consiglio di avere un camino in casa…no…non per gesti inconsulti… ma i pennarelli e le matite colorate sono dei combustibili ottimi. È risaputo.

I Will Survive, forse!

E così, tutti belli rilassati, si arriva alla parte migliore della giornata: la doccia.

E qui si attraversano fasi diverse: c’è il periodo in cui i nostri figli si trasformano in creature sottomarine che riemergono ogni tanto, tipo il mostro di Lochness, ma più carini, pieni di schiuma e con la pelle incartapecorita e poi c’è il periodo in cui pare che essersi lavati anche il giorno prima, addirittura anche con i capelli, dia un qualche diritto di esonero dalla quotidiana igiene personale.

Ma una cosa accomuna le mamme, in qualunque momento esistenziale siano i loro figli: l’orologio. Ci sono circa dieci secondi per aprire l’acqua e insaponare e poi altri dieci per sciacquare. Da qui, il mio odio verso tutte quelle pubblicità di creme, balsami, idratanti e intrugli vari! Ma quando mai! Dovrebbero inventare indumenti che a contatto con la pelle rilascino sostanze magiche che idratino, rassodino, purifichino e depilino già che ci sono… Vabbè….

E l’ora di cena? Le mamme, perfettamente pettinate e giulive, che mettono in tavola una pizza surgelata che pare da ristorante o altri piatti pronti , che vengono apprezzati come un piatto stellato di chef Cracco, con tanto di complimentoni e facce soddisfatte dei bambini, mi fanno pensare che l’aria che respiriamo non sia proprio tutta uguale, altrimenti non si spiega coma mai i bimbi, da me, mi guardino con una punta di terrore negli occhi alla vista del piatto e io mi rispecchi più in un angelo dell’Apocalisse, che regnerà in cucina, dopo il mio ennesimo tentativo di mettere in tavola qualcosa di commestibile. Bene che vada, brucerò qualcosa, ma ho l’estintore sempre pronto. E il numero della pizzeria più vicina memorizzato sul telefono tra i “preferiti”.

E che cosa c’è di più meraviglioso, di addormentarci, dopo aver messo a nanna, con tranquillità e naturalezza e velocità i nostri piccoli amorini, come fanno vedere in tv? Boh’.

Se qualcuno conosce la risposta me la dia, perché di solito succede che dopo le 24 favole raccontate, le 10 canzoncine cantate, l’acqua bevuta a più riprese e la pipì fatta 5 volte, sperando di dormire almeno 6/7 ore, mi trascini finalmente a letto esausta.

Cantando mentalmente” I will survive”.

I Will Survive, forse!

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