Disprassia Evolutiva

I bambini con Disprassia Evolutiva non sono pigri!!

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Disprassia Evolutiva

Quante volte sentiamo dire di un bambino che è “pigro”, “lento”, “disordinato”, “svogliato” e “goffo”?

Disprassia Evolutiva

 

Questi aggettivi potrebbero sottendere vere e proprie difficoltà che il bambino si trova ad affrontare nella propria quotidianità, per esempio:

  • salire/scendere le scale;
  • riordinare la propria camera in autonomia;
  • avere cura del materiale di scuola e fare la cartella in autonomia;
  • vestirsi da solo e allacciarsi le scarpe;
  • praticare sport (spesso, evita qualsiasi impegno fisico e motorio);
  •  andare in bicicletta;
  • giocare a calcio (solitamente, viene messo in porta, perché risulta lento a correre con la palla);
  • scrivere, soprattutto in corsivo (si stanca precocemente e lamenta dolore a mano e polso; inoltre, risulta lento e i quaderni appaiono disordinati).

Queste sono alcune delle numerose difficoltà che il bambino con Disprassia Evolutiva (DE) può incontrare.

Che cos’è la Disprassia Evolutiva?

Disturbo della Coordinazione Motoria (DCM) secondo il manuale diagnostico DSM-5.

La Disprassia è:

Un disturbo dell’esecuzione di un’azione intenzionale, nel quale si riscontra una difficoltà a rappresentarsi, programmare ed eseguire atti motori in serie, finalizzati a un preciso scopo ed obiettivo

(L. Sabbadini, 2005).

La Disprassia Evolutiva Specifica è un disturbo del neurosviluppo, in assenza di deficit sensoriali, cognitivi e motori; persiste per tutta la vita, ma con un profilo funzionale tanto migliore, quanto più precoce è la diagnosi.

Quali sono i principali segni motori?

Vi sono disturbi a livello esecutivo e i principali segni sono: lentezza, impaccio, difficoltà di settorializzazione dei movimenti delle dita, sequenze motorie discontinue, interrotte e irregolari. Lo stile motorio del bambino appare scarsamente fluido e armonico. Vi sono disturbi a livello di programmazione e i principali segni sono: difficoltà nell’organizzare l’atto motorio, scarsa modificabilità e difficoltà di problem-solving.

È importante sottolineare che la DE non riguarda solo gli aspetti motori, ma anche le Funzioni Esecutive; la regolazione del tono muscolare; la capacità di acquisire nuove abilità, di ricordare e rielaborare le informazioni; l’organizzazione del pensiero; la processazione sensoriale e l’organizzazione spazio-temporale (difficoltà nella consequenzialità dei movimenti da compiere): tutto ciò interferisce con le autonomie e le attività di vita quotidiana (vestirsi, riordinare la camera, fare la cartella, curare il materiale scolastico, gestire il tempo, praticare sport, giocare ecc.) e con il rendimento scolastico.

Come appare il bambino con DE?

ll bambino con DE deve pensare alla pianificazione dei movimenti che ha difficoltà ad automatizzare. Appare lento e impacciato nei movimenti (per esempio, in contesti sportivi e/o di gioco in cui sono necessarie abilità grosso-motorie, come usare la palla, saltare, correre, stare in equilibrio) e nell’utilizzare oggetti (posate, forbici, bottoni, cerniere, impugnare strumenti grafici, ecc.); appare poco organizzato ,“pigro”, evita di partecipare a giochi di squadra e ad attività sportive e può presentare una compromissione del rendimento scolastico.

Disprassia Evolutiva

Spesso, a causa dei frequenti vissuti di inadeguatezza, il bambino va incontro a una diminuzione dell’autostima, a una riduzione dell’autonomia, a un aumento dei livelli di ansia e all’inibizione motoria; pertanto, è importante non sottovalutare gli effetti emotivo-comportamentali che tale disturbo può avere sul bambino. È necessario sottolineare che i bambini con DE non sono tutti uguali: le difficoltà possono essere diverse, prevalere in diversa misura l’una sull’altra e possono essere di diversa intensità.

Quando e come fare diagnosi?

Fare diagnosi precoce è un elemento fondamentale per tutti i disturbi e le patologie dell’età evolutiva; nel caso della Disprassia Evolutiva, è di fondamentale importanza la possibilità di sfruttare la finestra tra i 3 e i 6 anni. I sintomi di questo disturbo si presentano nel primo periodo dello sviluppo; tuttavia, raramente può essere posta diagnosi prima dei 5 anni, ma è possibile intervenire precocemente con sedute di psicomotricità e monitorarne l’andamento fino a quell’età.

Generalmente, i genitori sono i primi a cogliere sintomi di Disprassia, pertanto risulta importante il ruolo del Pediatra nel rilevare eventuali campanelli d’allarme (per esempio, difficoltà di coordinazione motoria, goffaggine, difficoltà a fare le scale, difficoltà di equilibrio, difficoltà nell’organizzazione del disegno e nel colorare, difficoltà nell’organizzare il gioco, scarsa autonomia nelle attività di vita quotidiana, scarse capacità sportive, difficoltà nella scrittura in corsivo) e, nel caso, consigliare alla famiglia una visita specialistica.

La valutazione viene fatta da un’équipe multi-professionale formata dal Neuropsichiatra Infantile, Logopedista, Psicologo e Terapista della Neuro e Psicomotricità dell’Età Evolutiva: queste figure professionali collaborano al fine di stilare il profilo funzionale del bambino sia per la diagnosi che per la messa a punto del progetto riabilitativo.

Il consiglio è di rivolgersi al servizio di Neuropsichiatria Infantile territoriale o a un centro convenzionato o privato per iniziare il prima possibile l’iter valutativo.

Il ruolo della terapia neuropsicomotoria nella Disprassia Evolutiva

Il Terapista della Neuro e Psicomotricità dell’Età Evolutiva, attraverso il gioco e il movimento, interviene su tale disturbo per migliorare il profilo funzionale del bambino, promuovendo tutte quelle competenze e abilità risultate deficitarie nel corso della valutazione neuropsicomotoria. Si pone degli obiettivi sulla base delle difficoltà riscontrate nel bambino. Fornisce una serie di stimoli necessari al raggiungimento di un adeguato funzionamento dell’apparato senso-motorio e di un’adeguata integrazione dei diversi sistemi percettivi (visivo, acustico, cinestesico, tattile e dell’equilibrio).

Per quanto riguarda, nello specifico, l’aspetto legato al movimento, la terapia neuropsicomotoria, prima di tutto, rinforza la consapevolezza e la percezione corporea, favorendo nel bambino la riscoperta del piacere di muoversi con spontaneità in un contesto libero da giudizi e competizione; in un secondo momento, interviene sulla consapevolezza, motivazione e finalità del movimento, al fine di potenziare ideazione, programmazione ed esecuzione dell’atto motorio.

Grazie a esperienze di controllo cosciente dei vari movimenti, il bambino impara a interagire con l’ambiente circostante in maniera adeguata. Con un intervento precoce, il profilo funzionale del bambino ha buone possibilità di miglioramento sia in termini di assimilazione, acquisizione e automatizzazione di schemi motori, che di consapevolezza e autostima.

Per approfondire l’argomento, a questo link, potrete trovare un documento dell’ AIDEE ONLUS (ASSOCIAZIONE ITALIANA DISPRASSIA ETA’ EVOLUTIVA)

Dott. ssa Giulia Franceschi

Terapista della Neuro e Psicomotricità dell’Età Evolutiva

Disprassia Evolutiva

 

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