Diritto di visita del genitore non convivente con il figlio minore

Possibili violazioni e conseguenze giuridiche anche ai tempi del Coronavirus

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Diritto di visita del genitore non convivente con il figlio minore

In questo periodo di grande difficoltà e di limitazione per tutti noi- causa coronavirus– delle nostre normali abitudini di vita e di modificazione del nostro agire a causa della paura per la nostra incolumità, la situazione delle coppie separate con figli, sia che si tratti di ex coniugi che di ex conviventi, si fa ancora più complessa.

La questione della gestione dei figli, che anche in situazioni di normalità può presentare problemi di applicazione pratica e di disapplicazione degli accordi omologati in Tribunale o comunque delle regolamentazioni stabilite dal Giudice, può comportare, di questi tempi, ulteriori complicazioni o “facilitare” alcuni comportamenti errati da parte dei genitori.

Sappiamo che ad entrambi i genitori spetta l’esercizio del fondamentale “diritto-dovere” di mantenere, istruire ed educare i figli, così come riconosciuto nella Costituzione art. 30, comma 1 e nell’art. 147 c.c..Diritto di visita del genitore non convivente con il figlio minore

Va precisato poi che il “diritto di visita” c.d. non è stato espressamente previsto dal Legislatore ma si desume dalle espressioni contenute nell’art. 155, comma 2 c.c. e nell’art. 6 comma 3, della L. n.798/70 che attribuiscono al Giudice il compito di stabilire le modalità di esercizio del diritto-dovere del genitore non convivente di frequentare il figlio e di mantenere vivo il rapporto affettivo con lui.

Due sono le situazioni tipiche che si possono verificare e che vorrei affrontare dal punto di vista delle conseguenze giuridiche:

La prima ipotesi: quella del genitore con il quale il figlio vive prevalentemente (detto collocatario) che vieti o ostacoli l’altro genitore nella frequentazione del minore, senza un valido motivo.

Questo comportamento, illecito, il più delle volte viene attuato dalla madre (che è nella stragrande maggioranza dei casi il genitore collocatario) la quale il più delle volte – o per mancanza di fiducia, o per altre per ragioni di mera conflittualità – adduce scuse (per es. dicendogli che il bambino ha la febbre) o non collabora, ostacolando il diritto di visita del padre dunque la sua facoltà di prendere con sé il figlio nelle giornate e negli orari stabiliti dal Giudice.

Giuridicamente tale condotta illecita può avere delle conseguenze civili e penali.

In ambito civile, un primo rimedio è stato costituito dalla Legge n. 69/2009, con la quale il Legislatore ha introdotto l’art. 614 bis c.p.c., quale deterrente di natura economica agli inadempimenti di obblighi difficilmente coercibili, grazie al quale il Giudice, su istanza di parte, può condannare l’obbligato al pagamento di una somma “per ogni violazione o inosservanza successiva, ovvero per ogni ritardo nell’esecuzione del provvedimento”.

Dal punto di vista penale, si configura l’ipotesi di reato di mancata esecuzione dolosa di un provvedimento del Giudice, prevista e punita dall’art. 388, comma 2 c.p..

Tornando poi alle conseguenze in sede civile, il genitore non affidatario, che abbia subito nel tempo comportamenti ostruzionistici di questo tipo da parte dell’altro genitore, può richiedere giudizialmente all’altro genitore, il risarcimento del danno morale e del danno alla salute psico-fisica o esistenziale (ex artt. 2043, 2057 e 2059 c.c. in relazione all’art. 32 della Costituzione), in quanto lo stesso è stato impedito, senza sua colpa, nell’assolvimento dei suoi doveri verso il figlio, e nel soddisfare il suo diritto di frequentarlo ed educarlo.

La seconda ipotesi: anche questa abbastanza frequente, è quella opposta in cui il genitore non collocatario (per la maggior parte dei casi, il padre) si disinteressi del figlio parzialmente o totalmente (a volte perché si è creato una nuova famiglia ed ha avuto altri figli) e di fatto non eserciti il suo diritto di visita e di frequentazione del minore, non rispettando quanto stabilito o omologato dal Tribunale.

Riallacciandoci a quanto premesso precedentemente e cioè, al diritto del minore di mantenere un rapporto affettivo vivo con entrambi i genitori e di frequentare anche il genitore con convivente, compatibilmente con i nuovi assetti familiari e con quelle che sono le normali modificazioni delle abitudini di vita, chiariamo quanto segue.

L’omissione, da parte del genitore non affidatario, del diritto-dovere di visita al figlio, viola non solo un dovere verso il minore ma anche un obbligo verso l’altro genitore, quale espressione della “solidarietà degli oneri verso i figli” degli ex coniugi e dei genitori in generale.

Il mancato adempimento di tale dovere di frequentazione, cura e educazione del figlio che in molti casi consiste in un vero e proprio abbandono e disinteresse totale verso la prole e comporta delle pesanti responsabilità sia in sede civile che penale e sia verso il minore che verso l’altro genitore, entrambi danneggiati da tale comportamento.

In primis, anche in questo caso si può far valere il rimedio sopra citato dell’art. 614 bis c.p.c., quale deterrente di natura economica agli inadempimenti di obblighi difficilmente coercibili, grazie al quale il Giudice, su istanza di parte, può condannare l’obbligato al pagamento di una somma “per ogni violazione o inosservanza successiva, ovvero per ogni ritardo nell’esecuzione del provvedimento”.

Altra tutela in sede civile, può essere la richiesta di modifica delle modalità di affidamento del minore, da condiviso in esclusivo e, nei casi più gravi, la richiesta di decadenza dall’esercizio della responsabilità genitoriale (ex art. 330 c.c.) dell’altro genitore.

In sede penale, il genitore affidatario o collocatario può presentare querela nei confronti dell’altro coniuge per il reato di violazione degli obblighi di assistenza familiare ex art. 570 c.p. .

A tale proposito merita chiarire che il codice penale individua diversi comportamenti punibili come violazione degli obblighi familiari di assistenza morale e materiale tra cui anche quello in esame. Infatti punisce chi:

  1. si sottrae agli obblighi di assistenza inerenti alla potestà dei genitori o alla qualità di coniuge (disinteressandosi della cura, dell’istruzione e della formazione del minore);
  2. malversa o dilapida i beni del coniuge o figlio minore (ad es. appropriandosi dei beni che appartengono al coniuge o al figlio e sperperandoli per interessi propri);
  3. fa mancare i mezzi di sussistenza i discendenti minori (ad esempio non versando l’assegno di mantenimento stabilito dal giudice o facendogli mancare i mezzi per poter sostenere le spese di istruzione, le visite mediche o il vestiario).

La Cassazione ha chiarito che il reato sussiste anche quando il genitore non collocatario, pur versando l’assegno di mantenimento per il minore, dunque pur facendo pronte ai propri obblighi materiali, se ne disinteressi totalmente, causando una condizione di vero e proprio abbandono e dunque di violazione degli obblighi morali, che appunto consistono anche nel mancato esercizio del dovere di visita, nella mancata cura e partecipazione alla crescita.

Una volta accertata la sussistenza del reato, sicuramente potrà essere richiesto nell’interesse del figlio, anche in questo caso, il risarcimento del danno in sede civile nei confronti del genitore assente che con il suo comportamento abbia inciso in maniera negativa sul corretto sviluppo della personalità del figlio.

Sicuramente con i recentissimi provvedimenti di contenimento degli spostamenti, dettati dalla situazione di emergenza, bisognerebbe fare di tutto per trovare soluzioni alternative affinché i figli possano continuare ad avere contatti anche col genitore non convivente, senza correre rischi. Tuttavia, a mio avviso, in situazioni di necessità, la valutazione dovrebbe essere valutata caso per caso

Avv. Serena Degli Albizi

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