Dice sempre NO! È la fase oppositiva

Dice sempre NO! La fase oppositiva

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Dice sempre NO! E' la fase oppositiva

Dice sempre NO! È la fase oppositiva

Ciao Mamme…chi di voi non è passata attraverso quella terribile fase in cui il proprio amato cucciolo diviene improvvisamente un piccolo ribelle?  Dice sempre NO! E’ la fase oppositiva.

Solitamente ciò avviene intorno ai 2 anni poiché questo è il momento in cui i bambini scoprono di avere una loro volontà e vogliono esercitarla. Ed è lì che la nostra già precaria pazienza viene messa a dura prova!

E lui/lei che fa? Dice sempre NO! 

E allora ogni attività della giornata e ogni semplice azione ha un suono: NO! E  anche quelle che prima erano piacevoli, diventano un dramma…

Questa fase talvolta si presenta all’improvviso lasciandoci perplesse perché tutto si trasforma in una sfida, non importa se si tratta di  vestirsi, andare a dormire o qualcosa di divertente come andare al parco, è TUTTO e SEMPRE e un NOOOO! Benvenuti nella fase oppositiva!

Poi per le mamme single la situazione può diventare ancora più frustrante se sei sola a dover gestire  a 360 gradi e h24 una sorta di guerra continua che si innesca tra noi e il nostro bambino, il nostro angioletto, la nostra creatura celestiale che in un attimo sa trasformare serene giornate in un incubo continuo.

E intanto lui/lei che fa? Dice sempre NO! 

Non c’è però da preoccuparsi, rassicurano gli esperti: si tratta solo di una fase passeggera, a patto di riuscire a sopravvivere, naturalmente!

Perché i bambini dicono “NO”

Il motivo principale per cui i bambini, tra i 2-3 anni, passano questa fase di continuo rifiuto per ogni cosa, è semplicemente dovuta al fatto che hanno capito che “possono farlo!”.

Essere in grado di dire “no” è qualcosa che mette molto potere nelle loro mani(ne) e il rifiuto non è tanto verso l’azione che gli viene proposta di fare, ma piuttosto permette loro di sperimentare il controllo sulla situazione stessa. Un delirio di indipendenza e di onnipotenza che anche un adulto difenderebbe con i denti e con le unghie! (Voi no? Che bugiardi!). È un modo per dichiarare la loro indipendenza, per prendere decisioni…anche se quello a cui dicono “no” sono in realtà cose che vogliono (..così piccoli e già così contorti! che meraviglia la mente umana!)

Come superare questo periodo che può rivelarsi frustrante per i genitori?

L’unica soluzione è avere moooolta pazienza ed imparare ad usare una serie di strategie.

Eccone alcune:

Controllare il proprio vocabolario: Quante volte al giorno usate la parola “no” verso il vostro bambino? Questo può riflettersi sull’uso che ne viene fatto. Il bambino comprende che questo termine viene adoperato dal genitore come modo per esercitare autorità e lo riproduce automaticamente. Bisogna considerare la possibilità di utilizzare frasi diverse; ad esempio:“Per favore non farlo!”, oppure se gli si chiede di fare qualcosa, non impostare la frase in modo autoritario ma chiedere al bambino la modalità in cui vorrebbe farlo .”Vorresti prima lavarti i denti o metterti il pigiama? Vuoi mettere prima i pantaloni o la maglietta?”. Ai suoi occhi tutto deve essere trasformato in una scelta- che crede di fare lui- cosicché lui possa esercitare la sua volontà. Si possono, in questo caso, dire frasi come: “Mi farebbe felice se tu volessi aiutarmi …” oppure  “ Saresti un grande aiutante se…”.

Cercare di evitare una battaglia (persa!): bisogna evitare di trasformare ogni richiesta in una sfida a chi avrà l’ultima parola (qualcosa mi dice che non sarà la vostra, ma potrei sbagliare!), perciò sarà utile impostare le frasi in modo meno autoritario ma sotto una luce positiva e stimolante. Si dovrà evitare di dire :“Finché non finisci di mangiare non andiamo al parco”, piuttosto sarà più utile rivolgersi con frasi tipo :“Appena finirai tutto andremo al parco” . Tutto chiaro fino a qui? facile, no?

Mostrare comprensione: di fronte ad una situazione piacevole in cui si deve chiedere al nostro bambino di smettere (ad esempio: sistemare i giochi per andare con la mamma a fare una commissione) bisogna cercare di comprendere il suo stato d’animo. Se ci si trova al parco e bisogna tornare a casa si può interagire dicendo: “So che ci stiamo divertendo qui al parco, ma se torniamo a casa potremo fare un bel bagno e leggere una storia insieme”.

Quando il “NO” non è accettabile: ci sono momenti in cui dobbiamo necessariamente far rispettare la nostra autorità. Ciò avviene in situazioni di potenziale pericolo. Se, ad esempio, il bimbo non vuole darci la mano per attraversare la strada, è opportuno far valere il proprio ruolo dicendo in modo chiaro e deciso: “So che non sei felice, ma devi dare la mano alla mamma per attraversare”.

Abbiamo imparato sulla nostra pelle che genitori non si nasce, ma si diventa: riuscire a trasformare momenti difficili ma cruciali- la fase oppositiva è uno di questi- può costituire un’ occasione di crescita anche per noi adulti.

Attraverso comportamenti di rifiuto nostro figlio sta affermando la propria individualità, allora anche noi adulti potremmo valutare un approccio diverso: cominciamo a pensare che il nostro bimbo sta crescendo e sta iniziando a costruire una sua identità.

Il compito arduo di noi mamme è quello di supportare il bambino in questo delicato momento di passaggio e di crescita personale.

Dice sempre NO! È la fase oppositiva

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