Dallo scarabocchio al disegno

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Dallo scarabocchio al disegno

Dallo scarabocchio al disegno

Dopo aver esaminato (ed apprezzato !) i magnifici scarabocchi dei nostri piccoli artisti possiamo comprendere quanta ricchezza sia nascosta in quelle linee strampalate e in quei colori che a noi possono sembrare scelti a casaccio.. Non è proprio così.

Lo studioso Henri Luquet (1876-1965) ha studiato a lungo i disegni infantili e ha teorizzato quattro fasi differenti del loro sviluppo.

  • Realismo fortuito
  • Realismo mancato
  • Realismo intellettuale
  • Realismo visivo

Non appena il bambino ha acquisito maggiore fiducia nelle proprie capacità, la produzione artistica dei nostri piccoli pittori è rappresentata dal cosiddetto “Realismo fortuito” (3/4 anni) in cui il bambino inizia a osservare il propri disegni cercando di attribuirgli un significato con qualcosa di realmente esistente (metterà zampette a ciò che sembra un cane..o finestrelle ad una casetta).

Nella fase successiva (intorno ai 5 anni) detto “Realismo mancato”, il bambino cerca di disegnare qualcosa di preciso ed esistente nella realtà scontrandosi con alcuni ostacoli inevitabili: i limiti e il controllo dell’attività motoria, difficoltà a mantenere l’attenzione e la concentrazione a lungo; non è presente la visione d’insieme né la capacità di rappresentare le giuste proporzioni (succede, quindi, che un fiorellino sia disegnato grande come una casa, per esempio…).

Superati gli ostacoli delle fasi precedenti, inizia il momento più affascinante e produttivo del designo infantile: il “Realismo intellettuale”: adesso (siamo tra i 6/7 anni) il bambino è in grado di rappresentare forme ed oggetti fortemente rassomiglianti alla realtà e che contengono tutti gli elementi essenziali per identificare un oggetto ben preciso.

Tra i 9 e gli 11 anni inizia la fase del “Realismo visivo”; il passaggio avviene naturalmente per gradi e può succedere che si verifichino dei ritorni alla fase precedente. Lo sviluppo di questa ultimo stadio è dato dai cambiamenti che avvengono con il progredire della capacità d’attenzione e di osservazione e quando il controllo motorio si fa via via più maturo: il bambino ora ha imparato ad eliminare gli oggetti non visibili, utilizza un’unica prospettiva e mantiene la proporzione delle dimensioni degli oggetti. Ora il bambino può rappresentare ciò che vuole.

 

Un disegno è l’insieme di segni la cui esecuzione è stata determinata dall’intenzione di rappresentare un oggetto reale, prescindendo dal fatto che la rassomiglianza venga o meno ottenuta.

Luquet, 1927

Questo grado di realismo però è differente dalla visione dell’adulto: il bambino non cattura la realtà come la vede, ma come la rappresenta nella sua mente; quindi, gli elementi reali sono disegnati anche se non visibili e da qui si comprende perché siano riportati anche oggetti o personaggi visibili oltre le mura di una casa o di alberi sdraiati con prospettive surreali: si parlerà quindi di “trasparenza”  e  “mancata prospettiva”.

Qui l’errore diventa fascino.

Dallo scarabocchio al disegno

Per Loquet il realismo intellettuale può rappresentare anche immagini presenti soltanto nella mente del bambino.

In questo periodo è importante che l’adulto accompagni la crescita evolutivo-grafica del bambino con entusiasmo e incoraggiamento evitando pressioni e correzioni svalutanti.

In questa fase non è raro che esclami: ” Volevo fare una casa, invece è venuta fuori una barca…!”, imparando così elaborare ogni volta un nuovo soggetto man mano che lo traccia sul foglio. In questa tappa è non c’è esiste una reale intenzione di tracciare un aspetto concreto della realtà, ma la somiglianza è casuale o fortuita (da qui il nome…) e il bambino la accoglie il suo tentativo con entusiasmo e meraviglia.

 

 

 

Valentina

 

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