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Babywearing

Babywearing è una parola che viene dall’inglese e che vuol dire letteralmente vestire il bambino addosso.

Non avendo una sola parola che trasmetta lo stesso significato in modo così “calzante” noi parliamo di ”portare”.

Per capire meglio l’origine di questo bisogno di essere portati, vorrei raccontarvi meglio le nostre origini.

Il mondo dei mammiferi si divide in tre grandi categorie:

i nidiacei

i nidifughi

i portati (attivi e passivi)

I nidiacei sono quei mammiferi con una breve gestazione, i cuccioli, generalmente numerosi nascono fortemente immaturi e completano il loro sviluppo nel loro nido/tana.

I cuccioli infatti alla nascita non sono in grado ne’ di muoversi autonomamente ne’ di alimentarsi da soli ma hanno bisogno della loro mamma per poter sopravvivere.

Il latte della mamma però è sufficientemente grasso da permetterle di allattare i suoi cuccioli e lasciarli soli nella tana per parecchie ore, permettendole così di andare a procacciarsi il cibo.

I nidifughi sono quei mammiferi con una gestazione lunga, che figliano uno o due cuccioli per parto. I cuccioli nascono già maturi e in grado di camminare autonomamente e seguire la loro mamma già da poche ore dopo la nascita.

Questo permette loro di poter seguire la mamma che non ha un latte sufficientemente grasso da poterli lasciare soli per parecchie ore e andare con lei senza rimanere soli alla mercè di animali predatori.

Infine ci sono i portatori, quegli animali che figliano uno o due cuccioli per volta.

I cuccioli alla nascita assomigliano all’individuo adulto ma non sono autonomi e in grado di camminare e seguire le loro mamme.

La loro madri però non hanno un latte sufficientemente grasso da permettergli di lasciare i propri cuccioli da soli per parecchie ore.

Questa specie si divide in portatori attivi e portatori passivi. Tra questi ultimi ci sono tutti quegli animali che hanno un marsupi, una tasca che permette loro di portare i propri piccoli dentro, come ad esempio i canguri.

Tra i portatori attivi invece ci sono tutti quegli animali ai quali i cuccioli si attaccano con le loro “mani” o zampe.

I cuccioli di scimpazè ad esempio si attaccano al pelo delle loro madri per essere portati.

E’ curioso sapere che questo gesto, il cucciolo d’uomo non lo ha mai perso ma, al contrario, è rimasto e persiste come riflesso ancestrale nel feto.

Il riflesso di prensilità infatti si sviluppa intorno al terzo mese di gestazione ed è un chiaro messaggio dell’importanza che ha per il cucciolo d’uomo l’essere portato.

Alessandra Giammorcaro

Consulente del Portare – Insegnante Massaggio Infantile AIMI – Doula

392 3029331

Babywearing

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